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November 23, 2017

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giovedì, 5 gennaio 2017

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giovedì, 22 dicembre 2016

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venerdì, 30 settembre 2016

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lunedì, 26 settembre 2016

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venerdì, 23 settembre 2016

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giovedì, 22 settembre 2016

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sabato, 17 settembre 2016

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domenica, 11 settembre 2016

Osservazioni al PTRC Veneto 2013

PTRCveneto

Osservazione al Piano Territoriale Regionale di Coordinamento  (adottato con DGR n. 372 del 17.2.2009) modificato dalla variante 1 parziale al PTRC con attribuzione della valenza paesaggistica (adottata con deliberazione di Giunta Regionale n. 427 del 10 aprile 2013)

Considerata la grande importanza che lo strumento di pianificazione del territorio veneto (PTRC) riveste in termini sociali, economici e culturali, considerate le eccezionali qualità di questa Regione  sia per quanto riguarda le risorse naturali che le straordinarie ricchezze culturali, ancora miracolosamente rimaste, nonostante l’opera devastatrice compiuta dall’uomo in gran parte programmata dalle istituzioni, intende con questa osservazione porre delle riflessioni sul PTRC adottato per evitare che i danni prodotti all’agricoltura, all’ambiente, al paesaggio, alle città e ai beni culturali, si riproduca nel futuro senza la consapevolezza che per avviare una nuova fase di sviluppo moderno ed ecocompatibile è necessario imprimere un forte cambiamento al modello veneto basato finora sull’insediamento diffuso, sul consumo di suolo e di risorse irriproducibili e sulla deregulation.

Considerato che molte delle osservazioni presentate da singoli soggetti e Istituzioni in particolare da AltroVe sono pienamente condivise, ribadiamo alcune questioni fondamentali suddividendole in 6 grandi categorie:

  1. la scarsa (o quasi nulla) cogenza del Piano che si limita ad “auspicare” ma non detta regole;
  2. l’inconsistente salvaguardia delle aree rurali e dell’agricoltura anche di pregio;
  3. la pericolosa propensione alla densificazione delle città attraverso l’occupazione delle aree urbane ancora libere, l’impermeabilizzazione dei suoli e la salvaguardia dei centri storici;
  4. l’assenza di vincoli nelle aree a rischio idrogeologico che ne impediscano nuovi processi di urbanizzazione;
  5. la mancanza di valenza paesaggistica del Piano e la soppressione delle tutele oggi presenti nel PTRC del 1992;
  6. l’avocazione alla Giunta dell’approvazione dei progetti strategici e la mancanza del loro elenco.

Ossevazione generale alle NORME
Mentre nelle Relazioni e nei documenti ed elaborati tecnici allegati si affermano quali fondamentali principi ispiratori della Variante quelli del minor consumo di suolo e della tutela dell’ambiente e del paesaggio, come espressamente previsto dal Codice Urbani, l’apparato normativo non risulta efficace per conseguire  questo fine. Al di là dei titoli e delle dichiarazioni di principio, il Piano non contiene infatti  le indicazioni prescrittive, l’individuazione puntuale dei beni culturali e degli ambiti paesaggistici tutelati, dei relativi obiettivi di qualità, né le relative norme cogenti, che pure il Codice dei Beni Culturali esplicitamente richiede per conferirgli una reale valenza paesaggistica.
Vanno quindi sostituiti i termini “limitare” con “impedire” e “vietare” come suggerito da altre ossevazioni puntuali presentate e stralciato il termine ”ove possibile”. In particolare riguardo le aree rurali all’articolo 7  la permeabilità delle aree deve essere sempre assicurata nei nuovi interventi, visto che l’impermeabilizzazione crea danni irreparabili sempre più gravi a persone e a cose. L’ove possibile non basta più;  all’Art. 8 Aree di agricoltura periurbana nel primo comma della lettera d) va indicato di “destinare all’agricoltura tutte le aree interstiziali ancora libere non utilizzabili per standard urbanistici”.
E’ fondamentale dal punto di vista ecologico, ambientale, morfologico, sociale, mantenere libere le aree ancora inedificate  nei centri urbani per destinarle soprattutto a verde e parchi urbani che migliorano il microclima delle città e all’agricoltura urbana che fa parte di un nuovo moderno modello di città fondato sul benessere e la qualità del paesaggio urbano. In particolare all’Art. 10 aree ad elevata utilizzazione agricola va sostituito il termine “evitare” con “vietare” e “impedire”
Va d’altra parte ricordato che gran parte degli abitanti della nostra Regione vive oggi in un territorio che non e né urbano né rurale, in un arcipelago metropolitano nel quale nel corso degli ultimi decenni e stata realizzata una fitta rete di nuove impattanti infrastrutture viarie e tecnologiche e dove sono disordinatamente sorti nuovi insediamenti commerciali, produttivi e residenziali. Non solo. Il territorio agricolo, pur ancora di consistente entità, e sempre più lacerato e frammentato, con pesanti conseguenze negative non solo sotto il profilo ambientale, ma anche in relazione ai
costi di gestione delle aziende agricole e quindi in relazione alla sua redditività economica. Un territorio, quello rurale, trascurato e non valorizzato dagli strumenti della pianificazione territoriale ed urbanistica: quasi sempre unicamente considerato quale spazio di riserva per future espansioni urbane e che, anche per questa ragione, viene spesso abbandonato in attesa di nuove varianti urbanistiche che ne consentano lo sfruttamento a fini edilizi. Quindi all’articolo 7 – aree rurali, aggiungere il seguente comma 5) : “Nella redazione dei Piani di Assetto Territoriale lntercomunali (PATI) e obbligatorio l’inserimento del tematismo relativo all’agricoltura”.

Sicurezza idraulica inserire all’ articolo 20  il “divieto di  urbanizzare ed edificare nei terreni  a maggior rischio idraulico ( aree P 3 e P4 dei Piani di Assetto Idrogeologico e fascia B e C del Piano di Bacino del Po) ” ciò in riferimento alle “zone a pericolosità idraulica più elevata” (Relazione pag. 63, fig.7), alla necessità di “garantire la sicurezza idraulica delle aree urbane” (art. 8.1.c,  Norme Tecniche)  e alla “assunzione dei Piani di Bacino o Distretto Idrografico” (art. 16.1, Norme Tecniche, Sistema delle Acque). al 3° comma lettera a) togliere: “per quanto possibile”
L’impermeabilizzazione dei suoli è la causa indiscussa dei dissesti idrogeologici.

ARTICOLO 19 – Sistema delle aree di tutela e vincolo
Alla fine del 3° comma aggiungere quanto segue: “ escludendo nuove urbanizzazioni” negli ambiti di fragilità ambientale quali le aree di frana, le aree di erosione, nelle aree soggette a caduta massi, nelle aree soggette a valanghe, le aree soggette a sprofondamento carsico,
nelle aree soggette ad esondazione con ristagno idrico, le aree esondabili e soggette a ristagno idrico, le aree di erosione costiera
E’  giusto che i Comuni determinano le prescrizioni relative alle forme di utilizzazione del suolo ammissibili ma fra queste non è pensabile ci possano essere le nuove costruzioni. Vietarle fa parte di quelle responsabilità che un ente come la Regione deve sapersi assumere.

ARTICOLO 5 – I progetti strategici  
Sostituire il 2° comma con il seguente: “Il Consiglio Regionale approva con propri atti i progetti strategici individuati nel PTRC, per la cui attuazione si applica quanto previsto ai sensi dell’art. 26 della L.R. 11/2004”
I progetti strategici, come da loro stesso nome, hanno una grande rilevanza nel futuro assetto del territorio veneto e quindi è opportuno che venga esplicitamende dichiarato che sarà l’organo democraticamente eletto, ovvero il Consiglio Regionale ad approvarli e non la Giunta che è un organo esecutivo. Inoltre i progetti strategici debbono essere specificatamente individuati nel PTRC  e configurarsi come sua attuazione ai sensi dell’art. 26 della Legge R. 11/2004.    Si configurano come articolazioni di particolare rilievo per l’Interesse Pubblico; nel PTRC si  devono individuare le parti del territorio, le finalità, le caratteristiche, le funzioni che il Progetto Strategico deve realizzare.     In particolare nell’ambito dei caselli autostradali, i progetti vanno individuati, motivati, delimitati e caratterizzati dal punto di vista strutturale e funzionale.

ARTICOLO – 38 “Aree afferenti ai caselli autostradali, agli accessi alle superstrade e alle stazioni SFMR”
Alla fine del 3° comma va aggiunto quanto segue: “ Il Piano Strategico Regionale non comporterà nuovi insediamenti, incrementi volumetrici e aumento delle superfici impermeabili, se non strettamente collegati alle funzioni delle relative infrastrutture, ma solo riorganizzazione del tessuto esistente e riqualificazione ambientale delle aree libere. Anche le aree destinate a parcheggi obbligatoriamente previsti all’imbocco dei caselli autostradali e delle stazioni SFMR devono essere opportunamente piantumate e realizzate con materiali permeabili.”
L’intervento regionale su queste aree rappresenta non solo una riduzione di sovranità delle prerogative e dell’autonomia dei Comuni, ma rischia di ricoprire il Veneto (sotto la bandiera della riqualificazione) di una coltre di cemento.

ARTICOLO 47 – Commercio nei centri storici e urbani
Il comma 1 è così sostituito: “ Ai fini della rivitalizzazione e riqualificazione commerciale dei centri storici e degli altri luoghi del centro urbano, la Regione, le Province, la Città Metropolitana di Venezia e i Comuni, in sede di formazione o adeguamento dello strumento di pianificazione, devono tener conto delle peculiarità morfologiche, culturali, artistiche dei centri urbani, rispettandone la forma e le antiche tradizion. La Regione si attiverà per evitare la  emorragia di negozi storici che sta depauperando la vita di grandi e piccoli agglomerati antichi.
Sono da evitare centri per la grande distribuzione seppur collocati in edifici esistenti, anche perchè produrrebbero l’intensificarsi del traffico privato su gomma, incoerente con la tendenza ormai diffusa di pedonalizzazione e la difficoltà di recuperare nei tessuti antichi e consolidati la dotazione di parcheggi necessari e obbligatori.
Al fine di produrre un effetto attrattivo a favore della rete commerciale tradizionale che soffre di una forte concorrenza rispetto ai grandi complessi commerciali è necessario che i Comuni si attivino per :

  1. valorizzare e modernizzare una rete commerciale costituita prevalentemente da negozi di vicinato e da strutture di piccole e medie dimensioni, che risponda alle varie esigenze della popolazione e ai  nuovi stili di vita;
  2. la previsione di idonei sistemi di trasporto pubblico e trasporti ecocompatibili anche innovativi;
  3. la riqualificazione degli insediamenti esistenti;
  4. l’incentivazione dei servizi di vicinato.

ARTICOLO 66 – Il sistema Rete di città
Gli spazi liberi rimasti nelle aree ad elevata densità edilizia vanno salvaguardati e strenuamente difesi da nuove edificazioni. Le città del futuro puntano alla riqualificazione che non è sinonimo di cementificazione. E’ un grave danno ecologico e sociale la saturazione delle poche aree libere e permeabili rimaste  all’interno dei tessuti edificati, preziose per il benessere fisico e sociale dei cittadini, per un miglioramento del microclima urbano, per un adeguato soleggiamento dei fabbricati e  necessarie per evitare i sempre più frequenti allagamenti.
La così detta “densificazione” delle città, aumenterebbe la sofferenza di tessuti urbani già congestionati, privi di servizi adeguati, di aree verdi, di viabilità e mezzi pubblici sufficienti ed efficienti.

Sostituire il punto b) del 6° comma con il seguente: “Vanno rafforzati gli interventi tesi da estendere e qualificare gli spazi inedificati nelle aree urbane, mantenendoli permeabili, attrezzandoli prevalentemente  con alberature e tappeti erbosi, destinandoli ad usi pubblici e sociali.”
Aggiungere il seguente 7° comma : “Vanno tutelate da nuove trasformazioni urbanistiche, intese a consentire nuove edificazione o impermeabilizzazioni del suolo, le parti di territorio semiurbanizzato non edificate, le aree agropolitane che separano fra loro piccoli e grandi agglomerati urbani, le aree interstiziali che penetrano nel tessuto urbanizzato istituendo così un nuovo rapporto fra città e campagna e gli spazi liberi che servono a definire il confine fra le aree edificate, che tendono in alcuni contesti a non avere soluzione di continuità neppure in corrispondenza dei perimetri amministrativi. La conservazione degli spazi aperti che separano fra loro gli agglomerati urbani, impedendo la loro “saldatura” e il progressivo espandersi dello sprawl urbano, costituisce un valore intrinseco del paesaggio e favorisce la costruzione di corridoi ecologici individuati nella pianificazione d’area vasta e nei piani regionali con valenza paesaggistica previsti all’articolo 134 del Codice Urbani”.

ARTICOLO 67 – Azioni sulla città
Aggiungere al primo comma il seguente punto h): “realizzare un’ampia cintura verde attorno al perimetro del centro edificato, destinata a funzioni pubbliche e private, ad attività sportive, percorsi pedonali e ciclabili immersi nel verde, con caratteristiche naturalistiche, agricole e sopratutto con ampi spazi di verde alberato”.

ARTICOLO 72 – Norme transitorie
Elemento di discutibile legittimità è l’aver attribuito valenza paesaggistica ad un Piano che non ne possiede i requisiti, in quanto gli adempimenti previsti all’articolo 135 del Codice Urbani non sono attuati, perchè sono ancora in fase di elaborazione e ben lungi dall’essere portati a compimento. A questo già grave fatto, si aggiunge che il PTRC adottato sottrae valenza paesaggistca al PTRC vigente, riduce le tutele attualmente in vigore, cancella i Parchi e le Oasi protette che nel PTRC del 1992 godono di un perimetro, di misure di salvaguardia e di norme che regolamentano le azioni in essi consentite. L’approvazione del nuovo PTRC, annullerà ogni misura di tutela oggi operante nel territorio Veneto, lasciandolo in balia di qualsiasi azione devastatrice che diverrà legittima in quanto non espressamente vietata.
Al fine di evitare almeno quest’ultimo grave danno all’ambiente, al paesaggio veneto, al territorio, e togliere l’aspetto di più evidente illegittimità si propone di sostituire nelle NTA l’articolo 72 Norme transitorie, con il seguente:  “Fino al completamento di tutti gli adempimenti richiesti dal Codice dei beni culturali e paesaggistici, necessari per fornire al PTRC l’attribuzione di valenza paesaggistica, si applicano le misure di salvaguardia del territorio  relative ai vincoli, alle prescrizioni, alle tutele, alle regole, contenute nel PTRC del 1992”.

Coordinamento Veneto
Sinistra Ecologia Libertà

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