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August 20, 2017

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domenica, 11 settembre 2016

Oppeano (VR). La lingua che non c’è

oppeano

Lettera aperta al sindaco di Oppeano

La lingua che non c’è

Illustre signor sindaco di Oppeano,
all’ingresso del suo comune spicca la statua con il leone di san Marco (santo palestinese)simbolo della Repubblica di Venezia che sottomise e conquistò territori e genti nel Veneto e nel Mediterraneo, fino a Bisanzio. Questo monumento non è un’ eredità del passato, installato dalla “dominante” per segnalare il suo dominio, ma prodotto in tempi contemporanei per volontà del suo municipio per testimoniare una sorta di subalternità a quell’antico potere, pur terminato da secoli. Nel rispetto delle autonome scelte istituzionali mi sembra una cosa assai nostalgica ed un po’ fantozziana, quella di esprimere compiacimento e speranza di voler essere ancora dominati e sottomessi a Venezia. Stupisce inoltre apprendere che il suo Comune, con l’assessorato all’identità veneta, in collaborazione con l’Academia de la Bona Creansa, intenda avviare “un corso di sette lezioni per imparare, parlare e scrivere correttamente il veneto” alla fine del quale verrebbe persino rilasciato un attestato di frequenza.
Il suo vicesindaco, delegato all’identità veneta, dichiara che “è importante studiare ed insegnare la lingua veneta ai nostri figli poiché essa è un patrimonio della comunità regionale e della nostra comunità in particolare”. Immagino che la sua comunità parli una variante locale del dialetto della bassa veronese. Sono molti i diversi dialetti veneti e molteplici persino quelli nella nostra provincia. L’alto Garda ha un dialetto difficile da comprendere in città, il ghè cittadino si trasforma in zè nella bassa e via elencando, tralasciando il cimbro.

C’è stato un tentativo, tutto “politico”, sostenuto dall’ex consigliere regionale Beggiato di istituire una commissione regionale per la normalizzazione della grafia veneta. Qualche altro ex consigliere regionale leghista ha provato ad introdurre la lingua veneta per legge(!?!?), riconoscendo, appunto, che non esiste. Ma una lingua non nasce per decreto. Alla fine della esperienza istituzionale della proposta Beggiato è stato pubblicato nel 1995 dalla Regione un elegante volumetto dal titolo “Grafia Veneta Unitaria”- Manuale a cura della giunta regionale del Veneto. Nella prefazione Beggiato cita quanto precedentemente scritto dal coordinatore-direttore scientifico di questa impresa, prof. Cotellazzo , il quale nella sua “Guida ai dialetti veneti” scriveva circa “l’impossibilità di stabilire l’uso di una lingua veneta vista la molteplicità dei dialetti veneti”. La stessa bibliografia contenuta nel volumetto testimonia l’esistenza di diversi dialetti veneti, ne vengono citati alcuni, da quello veneziano a quello scledense, da quello gradese a quello di Chioggia, da quello del Comelico a quello di Vittorio Veneto. G. B. Pighi fa riferimento alla lingua veronese. Quindi quale lingua veneta si insegna ai vostri corsi? A meno che non si voglia spacciare quella scritta dai veneziani da sovrapporre ai diversi dialetti veneti sempre in coerenza alla volontà di essere sottomessi alla ex dominante così platealmente espressa dalla vostra amministrazione con il marmoreo leone di san Marco all’entrata del vostro comune. In realtà c’è una lingua quasi veneta che si parla, si scrive e si insegna dall’anno scolastico 1995/96 nel sud del Brasile, nello Stato di Rio Grande do Sul, si chiama Talian (non è l’italiano, è il risultato dell’incontro di alcuni dialetti veneti, in maggioranza, trentini e friulani (con infiltrazioni linguistiche brasiliane) dei nostri migranti).Ora è una lingua autonoma ed autoctona, diversa da ciascun dialetto veneto di origine e dalla lingua italiana.

Illustre signor sindaco se proprio intendete trasmettere la cultura e la parlata popolare degli avi, che si rinnovano e si contaminano, fate insegnare una cosa vera, esistente, viva ed abbastanza parlata, il dialetto veronese nella variante di Oppeano o, ai tempi della globalizzazione, non sarebbe male insegnare una lingua europea o di altri mondi, sempre più vicini ed interdipendenti.
Lasciate perdere la lingua che non c’è!
Non si inventa una lingua con forzature politiche e con corsi assai discutibili se non improponibili.
Distinti saluti.

Giorgio Gabanizza, coordinatore provinciale
Federazione di Verona
Sinistra Ecologia Libertà

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