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domenica, 11 settembre 2016

La sanità che vogliamo e i tagli di Zaia

Sanità veneta

Relazione sulla sanità veneta all’assemblea regionale, Treviso 19 giugno 2013

E’ passato un anno dalla approvazione del nuovo Piano Sanitario Regionale da parte del Consiglio Regionale del Veneto.

In questo piano, tralasciando gli aspetti enfatici, si coglie un elemento che può essere ben condiviso, sia perché da sempre battaglia della sinistra italiana ma anche perché risponde a nuovi criteri di gestione della salute.

In esso, oltre alla previsione di alcune grosse realtà ospedaliere per acuti, coincidenti verosimilmente con i capoluoghi di provincia (hub) e ad altre plurime realtà ospedaliere (spoke) che fanno rete attorno ai primi, si prevedono numerose organizzazioni sanitarie territoriali (ospedali di comunità, hospice, ecc…) alternative ed in linea con gli ospedali, in grado di gestire il processo diagnostico-terapeutico sia nella fase pre terapeutica che in quella post terapeutica. Inoltre e conseguente a questo, l’ulteriore taglio dei posti letto portati al 3%° della popolazione con un forte scostamento della media nazionale oggi al 3,8%°.

In sostanza l’idea di una medicina territoriale che trova nella deospedalizzazione spinta e nella gestione territoriale pluricentrica il radicale cambiamento.

Purtroppo in quel PSR non si fa cenno con quali risorse si intende promuovere tale epocale inversione. Non solo di quali risorse finanziarie ma pure di quali disponibilità immobiliari, come organizzate, con quali dotazioni strumentali ed organiche.

Tale obiettivo, nobile per quanto da sempre battaglia della parte politica più riformatrice del Paese, rischia però di essere solo un mero proposito, una vacua speranza… Il libro dei Sogni.

Lo strumento che dovrà dare attuazione a questi indirizzi e che chiarisce cosa avverrà delle attuali strutture e delle relative consistenze organiche è rappresentato dalle schede ospedaliere regionali.

Ebbene tale provvedimento è stato approvato giusto ieri dalla giunta regionale, dopo un anno dalla approvazione del Piano e dopo dieci giorni dalle elezioni amministrative di primavera, furberia che mi sembra abbia giovato molto al centrodestra veneto, visto il risultato.

Posta la complessità di tali schede che richiederà una accurata analisi di quanto previsto nelle diverse ed articolate realtà del territorio veneto, credo che alcune riflessioni si possano comunque anticipare.

Il dato che balza agli occhi è la corposa diminuzione del numero totale dei posti letto per acuti. Una diminuzione di oltre 1200 posti letto, quindi una quota reale tagliata agli ospedali, “compensata” da altrettanti posti letto riservati ai cosiddetti ospedali di comunità. Sembra un pareggio ma non è così!

Se l’ospedale di comunità è stato pensato quale struttura a finalità riabilitativa, di post acuzie, magari in continuità gestionale con l’ospedale, vuol dire che negli ospedali, hub o spoke che siano, mancheranno 1200 posti letto per malati acuti che non saranno compensati in nessuna altra struttura!

Insomma, i cittadini veneti troveranno ancora più difficoltà a trovare un posto letto nella realtà ospedaliera veneta, dove già oggi la pianificazione degli interventi necessita lunghi tempi di attesa.

E se dovessimo poi mettere assieme questo taglio alla esigua diminuzione dei posti letto imposta alle case di cura private convenzionate, circa il 5% del totale, viene spontaneo pensare che il paziente acuto, non trovando posto nell’ospedale pubblico, verrà indirizzato su quello privato, magari forte di una assicurazione sanitaria, argomento tanto caro al Professor Monti.

E’ il caso di ricordare, come già accennato, come il totale dei posti letto per acuti nel veneto cadrà al 3%°, contro il 3,8%° nazionale, ma che all’interno dello scacchiere veneto conosce premi e punizioni.

Si passa infatti da un generoso 4%° a Feltre, Treviso e Bussolengo ad un castigato 2,4%° dell’alto vicentino ed un 2,7%° di Legnago.

Altra riflessione è relativa agli ospedali di comunità. Dopo trenta giorni il paziente viene chiamato a sostenere il costo del proprio ricovero, non è chiaro se parzialmente o totalmente. Esborso cui sarà chiamato nell’immediato il degente nelle unità riabilitative territoriali.

In buona sostanza, ad un proposito che nel merito potrebbe essere condivisibile, di fatto si sostituisce una pericolosa crepa nel sistema, da un lato nella gestione dell’acuzie e dall’altro nel rischio della espulsione dei non capienti dal panorama sanitario veneto.

Nel frattempo rimangono le domande di sempre.

Cosa si intende fare e come gestire tutta la vasta area della riabilitazione e della disabilità? Come si intenderanno potenziare le attività dei consultori e quali energie si vorranno impegnare per la prevenzione, per la medicina del territorio, per l’assistenza domiciliare integrata…Per non parlare della salute mentale e delle dipendenze vecchie e nuove, in particolare le ludopatie, ultime vere emergenze sociali.

Evidente l’obiettivo di una destrutturazione del sistema che racchiude in sé cause ed obiettivi tra di loro intersecati.

Per effetto dei governi Berlusconi-Monti si è stimato un taglio del riparto finanziario di circa 30 miliardi di euro nel periodo 2011-2015, circa un quinto del totale del riparto finanziario che si è tradotto, ad oggi, in un taglio di 2 miliardi a carico della Regione Veneto, un settimo del proprio bilancio della sanità.

A questo si vanno a sommare le enormi quantità di risorse già impegnate per effetto del perverso meccanismo dei progetti di finanza, percorso dove il veneto si è fatto capofila.
L’idea di nuovi ospedali costruiti anche forzosamente e cofinanziati dai privati ai quali poi si affidano la gestione dei servizi, anche quelli più sensibili (radiologia, laboratori, ecc..), per vari lustri, in modo che in tempi rapidi si ripiana l’investimento iniziale e per tutti gli anni a venire il guadagno è assicurato, questo progetto, dicevo, è tra i più sciagurati di questi anni.

Non solo perché impegna risorse di bilancio per anni, impedendo qualsiasi cambiamento successivo, ma perché scarica sui Cittadini il peso di una scelta che assolvendo il privato dal rischio d’impresa fa emergere un rapporto malato tra politica ed imprenditoria.

Così si spiegano i tagli già effettuati (in Veneto in questi anni si sono già chiusi decine di ospedali ) ed i tagli previsti, l’imposizione di ticket onerosi per fasce sociali deboli, le addizionali regionali ai massimi livelli e, come già ventilato dallo stesso Monti, l’obiettivo dell’introduzione del “secondo pilastro” e cioè le assicurazioni sanitarie.
Un modello che butta alle ortiche la sanità universalistica e che garantisce una organizzatissima sanità privata per i più abbienti ed una sempre più povera sanità pubblica per gli strati sociali meno protetti. Con l’ulteriore aggravante che parte delle risorse pubbliche verranno passate alle private “in convenzione”, come già avviene oggi.

Una sanità povera eroga servizi poveri.
Sinistra Ecologia e Libertà non può non opporsi a questo.
Noi non siamo per mantenere l’esistente. Non basta difendere lo stato delle cose.

Già oggi sono molti i motivi di insoddisfazione anche nei confronti della tanto decantata sanità veneta, che vive più nel ricordo del passato che non nella cruda realtà. Già oggi molti Cittadini veneti rinunciano al percorso diagnostico e molti altri sono nell’impossibilità di acquistare i farmaci.
Lunghi tempi di attesa per la diagnostica e per gli interventi chirurgici; realtà ospedaliere con tecnologie obsolete; il precariato ancora fortemente radicato attraverso l’uso delle cooperative; gravi carenze nella medicina preventiva, nella assistenza di base e la poca centralità dei distretti socio-sanitari; la marginalizzazione del medico di famiglia nel processo diagnostico terapeutico, solo apparentemente recuperata nel PSR alla gestione del proprio assistito.
Queste sono le sfide che ci devono impegnare.

Ad una previsione del PSR con forte impronta territoriale noi poniamo innanzitutto una valutazione precisa, scientifica, su dati oggettivi di natura demografica, epidemiologica e di valutazione sulle difficoltà territoriali, la scelta di cosa chiudere o modificare o accorpare.

Non si può decidere su tagli di tale portata, come traspare sulle scelte dei posti letto, solo per effetto delle risultanti algebriche delle lobbies politiche tra di loro contrapposte ed in lotta nel tentativo di preservare i territori delle rispettive appartenenze.
Inoltre, se si andrà in tale direzione, ci dovrà essere una contestuale predisposizione tra i tagli ospedalieri e la previsione territoriale, ad evitare pericolosi black-out dei servizi.

Inoltre noi crediamo debba cessare lo strapotere, il dominio, dei Direttori Generali delle ULSS. Figure totipotenti ed esenti da qualsiasi controllo se non dal Presidente della Regione che lo nomina e che governa con logiche clientelari e senza che la Conferenza dei Sindaci abbia il benché minimo potere di reale incisione nelle scelte.
I Comuni devono avere voce in capitolo nella programmazione e nella erogazione dei servizi territoriali.
Di fatto, contro lo spirito di riforma della legge 833 del 78, si è creato un grave difetto di rappresentatività dei territori, fintamente superato dalle Conferenze dei Sindaci.

Sinistra Ecologia e Libertà deve esprimersi chiaramente CONTRO la sanità degli sprechi, quella sanità che nomina primari per vicinanza politica, che costruisce ospedali nuovi che servono solo per gli affari degli amici e che fa pagare i ticket.

SEL è contro le convenzioni, costose e strabiche, contro gli appalti truccati giocati al ribasso, a favore della unificazione della spesa, a favore della informatizzazione spinta.
SEL vuole sia ripensato il sistema costosissimo del numero delle ULSS.
21 ulss e due aziende costano una enormità! Sono 23 Direttori Generali e 69 Direttori Amministrativi, Sociali e Sanitari che costano oltre 10 milioni di euro.
Riflettiamo se ciò che altri hanno fatto, Emilia Romagna in testa, cioè il passaggio ad ulss provinciali, non possa essere un transito ormai non più eludibile.

Noi dobbiamo, anzi, vogliamo, una salute per davvero vicina al Cittadino, che sia fortemente preventiva, che sia anche ecologica, rispettosa del dettato costituzionale e che non segni diversità di nessuna natura.
Anzi usiamo la sanità per segnare un gradiente di civiltà migliore per il nostro Paese.

Fortunato Guarnieri
Responsabile Sanità Veneto
Sinistra Ecologia Libertà

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