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November 23, 2017

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Fondazione Arena. Cronaca annunciata di un fallimento

toscaarena

Fondazione Arena. Cronaca annunciata di un fallimento.
Bisogna salvare il Teatro Stabile

Un indicatore sicuro e inflessibile del fallimento amministrativo e politico del sindaco di Verona e della sua compagine di centro-destra sono lo stato e i risultati degli Enti strumentali facenti capo o riferimento al Comune, da quelli del trasporto pubblico all’Agec (casa), dall’AGSM e Ca’ del Bue all’Aeroporto e alla ZAI.
Ma la situazione pre-fallimentare della Fondazione Arena è ancora più emblematica dei disastri compiuti dall’attuale Giunta comunale: un Teatro Stabile che ci era invidiato in tutto il mondo e che rappresentava l’orgoglio della nostra città sta per essere smantellato o drasticamente ridimensionato, sommerso dai debiti e dalla mala gestione di uno staff dirigenziale inadeguato e pletorico.

Sono oltre 10 anni che la sinistra veronese denuncia questa vergogna fatta di incompetenze, clientelismi, operazioni “allegre” (e forse peggio), quali la costituzione di una società per la gestione degli spettacoli “pop”, il cui presidente è contemporaneamente sovraintendente della Fondazione Arena.
A detta di Girondini, di Tosi e dell’attuale Consiglio di indirizzo (nel quale vi è anche un’esponente del PD, partito pronto al “papocchio” con Tosi per le prossime elezioni comunali del 2017), negli ultimi 3 anni si sarebbe accumulato un disavanzo di oltre 30 milioni di Euro, rispetto al quale la gestione in perdita del precedente sovraintendente Orazi era “rose e fiori”.
Le spese di questa bancarotta dovrebbero pagarle i dipendenti, artistici, tecnici, amministrativi – attraverso una applicazione burocratica e punitiva della legge Bray – non i dirigenti che ne sono responsabili e i consulenti mantenuti clientelarmente con un esborso annuale di un milione e 500.000 euro.
Vorrebbero cancellare il balletto, che costa 900.000 euro l’anno ed è una delle poche voci attive e di successo del teatro, vorrebbero ridurre gli organici tecnici e amministrativi (a tale scopo è stata assunta questa Francesca Tarantelli, proveniente da Firenze e definita “donna manager”); le condizioni di tutti i dipendenti peggiorerebbero e con buona approssimazione si può prevedere la fine del teatro stabile e delle stagioni autunnale e invernale.

I primi interventi che una nuova e qualificata dirigenza dovrà fare sono invece il drastico taglio di tutte le consulenze e una radicale ristrutturazione delle competenze apicali, la cancellazione di “Arena extra” e una revisione della gestione del museo AMO (altra voce fallimentare dei bilanci).
Naturalmente – qui non ne parliamo diffusamente – vi è da stendere un velo pietoso sul ruolo degli operatori privati (banche, Camera di Commercio), che in tutti questi anni hanno coperto e assecondato la mala gestione di Tosi e di Girondini, contribuendo essi stessi al peggioramento progressivo del teatro e allo scadimento della musica all’Arena di Verona.
Per sconfiggere il disegno di Tosi e di Girondini, che – non a caso – cercano di dividere le organizzazioni sindacali, occorre che le forme di lotta coinvolgano tutti i dipendenti della Fondazione, poiché è interesse comune che il teatro stabile viva e sia rilanciato.

L’assemblea unita dei lavoratori è lo strumento più efficace e più democratico per discutere questi problemi e assumere le decisioni conseguenti.

Dino Facchini, coordinatore regionale
Sinistra Ecologia Libertà Veneto

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